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Corporate shared mobility: cos’è, come si fa, gli esempi in Italia e nel mondo

Il primo: se un’azienda vuole essere sostenibile e ridurre le proprie emissioni inquinanti, prime tra tutte quelle di anidride carbonica, nel computo complessivo rientrano non solo quelle che derivano dalla produzione, dal funzionamento degli impianti, ma anche quelle prodotte dai propri dipendenti per andare al lavoro in automobile. Quindi, mettere in campo servizi e attività di Corporate shared mobility e Car pooling significa contribuire a ridurre le emissioni aziendali complessive.

Il secondo motivo: riguarda direttamente i dipendenti e lavoratori, cioè gli utenti finali. La mobilità aziendale condivisa se, da un lato, sacrifica un po’ di autonomia negli spostamenti, dall’altro riduce i costi del trasporto per i lavoratori, quindi risulta conveniente e vantaggiosa dal punto di vista del portafoglio. Che, come sappiamo, è un’ottima leva per sviluppare politiche Green, e più in generale per spingere qualsiasi cambiamento.

Come funziona

Nell’ambito della Corporate shared mobility rientrano varie tipologie di condivisione, a partire dal Car pooling, cioè il viaggio insieme per andare al lavoro, per continuare con il Car sharing, l’organizzazione e la gestione di un parco di auto in modo che le vetture possano essere usate dalle persone ciascuno per conto proprio, secondo le singole necessità, in genere con il pagamento di una quota associativa e di una tariffa oraria o chilometrica rapportata all’uso effettivo.

In termini di riduzione delle emissioni inquinanti, il Car pooling è più efficace perché aumenta il numero di posti utilizzati in una singola vettura, quindi riduce il numero complessivo di veicoli circolanti, mentre il Car sharing aumenta il livello di utilizzo della vettura: un veicolo di proprietà viene utilizzato in media solamente per il 5-10% del tempo nel corso della sua vita utile, mentre per il resto rimane fermo e inutilizzato. Lo stesso principio del Car sharing vale anche per Scooter e Bike sharing, e anche questi servizi – per la cosiddetta micromobilità – possono essere organizzati e messi a disposizione a livello aziendale.

 

Mobilità aziendale condivisa: ecco le piattaforme specializzate

A occuparsi in azienda di realizzare attività di Corporate shared mobility sono innanzitutto il Fleet manager e il Mobility manager, laddove presenti, cioè all’interno di un numero sempre maggiore di imprese, ma anche di enti pubblici e locali. Dal punto di vista operativo le modalità possono essere principalmente due: l’azienda sviluppa una piattaforma tecnologica con cui gestire la mobilità aziendale condivisa dei propri lavoratori; oppure, caso più frequente, utilizza piattaforme specializzate in Corporate shared mobility e Car pooling aziendale, come ad esempio JoJob, BePooler e Up2Go, che sono tra le più diffuse.

Nel 2020 alla piattaforma JoJob aderivano 242 aziende di tutta Italia, BePooler era utilizzata da 35 imprese, e altre 22 realtà aziendali facevano ricorso alla piattaforma di Up2Go, secondo i numeri e i dati del quarto rapporto nazionale sulla Sharing mobility, realizzato dall’Osservatorio nazionale sulla Sharing mobility.

L’analisi di scenario rileva che “il Car pooling aziendale ha registrato continue crescite negli ultimi anni, diventando una sorta di benefit e rientrando quindi nell’ampio tema del welfare. Sempre più aziende si sono impegnate per migliorare la vita dei propri dipendenti, facendoli risparmiare e magari rendendoli più attivi con l’uso delle biciclette condivise o del Car pooling”.

I numeri del Car pooling aziendale

Ecco i numeri di Corporate shared mobility e Car pooling aziendale in costante crescita: si passa dai 52mila lavoratori iscritti a questi servizi di mobilità condivisa nel 2015, a 93mila nel 2016 (quasi il doppio), numero che sale a 162mila utenti iscritti nel 2017, poi un nuovo balzo a 277mila nel 2018, per arrivare a quota 354mila nel 2019, di cui l’80% utenti della piattaforma JoJob, mentre tra il 2018 e il 2019 BePooler aveva triplicato la quota dei propri iscritti.

In pratica, fino all’arrivo della pandemia mondiale, all’inizio del 2020, il numero di utenti della Corporate shared mobility – anche considerando solo le principali piattaforme del settore – continuava ad aumentare a buon ritmo, con incrementi di almeno il 30%, e anche molto oltre, ogni anno.

L’Osservatorio nazionale sulla Sharing mobility

L’Osservatorio nazionale sulla Sharing mobility fa notare: “Degli utenti totali nel 2019, ben il 92% risultavano registrati come iscritti aziendali: hanno dunque avuto accesso alla piattaforma tramite l’azienda in cui lavorano. Solo una parte residuale, l’8%, si è iscritta al servizio per conto proprio, e ciò può essere dovuto alla difficoltà di raggiungere utenti esterni alle ‘comunità aziendali’, ma anche al fatto che gli operatori del Car pooling offrono un servizio a un target molto specifico e dalle esigenze peculiari”.

Il viaggio medio del Car pooling aziendale nel 2019 arrivava a 28 Km, mentre l’anno prima era inferiore ai 20 Km, e l’operatore che registrava un viaggio medio più lungo è Up2Go, con 34 Km in media a spostamento. La distanza percorsa più frequente è quella che raggruppa i viaggi tra i 25 e i 30 Km (19%), con più della metà dei viaggi compresi tra i 15 e i 50 Km. Per quanto riguarda la durata degli spostamenti in Car pooling aziendale, oltre il 50% del totale è compreso tra 10 minuti e mezzora.

Corporate shared mobility: gli esempi nel mondo

Per fare qualche altro esempio concreto, il colosso tecnologico tedesco Siemens ha già avviato, a livello internazionale e anche in Italia, iniziative e opportunità di Corporate shared mobility per i dipendenti, mentre la casa automobilistica giapponese Toyota già da qualche tempo sta evolvendo il proprio modello di business, aggiungendo alla tradizionale produzione e vendita di veicoli anche l’offerta di servizi collegati alla mobilità innovativa e Smart, compresa quella aziendale e condivisa.

Le normative, le condizioni di utilizzo dei mezzi e le tariffe che riguardano i servizi di mobilità condivisa sono di grande importanza per diffondere questa nuova cultura della mobilità, che può prendere direzioni diverse a seconda di come viene orientata.

Incentivi alla mobilità sostenibile

Nel corso degli anni sono molti i libri e i titoli realizzati che trattano questi temi, tra cui ‘Mobilità sostenibile’ di Stefano Maggi, pubblicato da Il Mulino, dove si rimarca che “per ottenere un miglioramento nella qualità della vita, in particolare nelle città, bisogna che la mobilità condivisa trovi sempre più spazio e sia incentivata. Ad esempio, occorre dotare gli utenti di abbonamenti a prezzo molto ridotto, in modo che siano fidelizzati al mezzo condiviso”.

Maggi sottolinea anche che “i Mobility manager si sono via via diffusi negli ultimi anni, ma non sono in grado da soli di incidere in modo significativo sulle abitudini dei cittadini e lavoratori”, per cui “è necessario un impegno continuo da parte delle istituzioni pubbliche, che finora è generalmente mancato”. Per fare tutto ciò, occorre agire “soprattutto a livello di comunicazione, attraverso vere e proprie strategie di marketing della mobilità condivisa, ma ancora prima attraverso una costante opera di cultura della mobilità sostenibile e di educazione alla mobilità, visto che l’uso eccessivo dei mezzi privati ha portato una mancanza di conoscenza e riflessione sui vantaggi connessi al viaggio condiviso”.

Muoversi con geolocalizzazione, sistemi IoT e Big data

Un altro libro importante sul settore è ‘Muoversi in città. Esperienze e idee per la mobilità nuova in Italia, pubblicato da Edizioni Ambiente: dal libro è derivato il sito muoversincitta.it, sul quale si può tra l’altro consultare il rapporto MobilitAria, curato da Kyoto Club e Cnr-Istituto sull’inquinamento atmosferico.

Le tecnologie su cui si basano i servizi di Corporate shared mobility, Car sharing e Car pooling sono principalmente quelle di connettività e geolocalizzazione, i sistemi IoT, i software e l’intelligenza artificiale per la rielaborazione di Big data e Analytics.

Sono molti gli operatori protagonisti di questo mercato e delle sue varie soluzioni, come Ald, Ccs (Corporate car solutions) Italia, LoJack, Share’ngo, Targa Telematics, Alphabet, Texa Telemobility, Axodel e Upooling.
I dati raccolti dai vari sistemi e dispositivi – da quelli sul traffico allo stile di guida, ai dettagli sul funzionamento del veicolo – possono essere utilizzati in vari modi, ad esempio per scopi assicurativi, per le società che erogano finanziamenti, e per l’offerta di servizi evoluti di mobilità proprio come quella aziendale e condivisa.

Fonte Economy UP del 27/10/21


2/11/2021 - Economy Up